martedì 6 dicembre 2011

DOCUMENTO DELL'INCONTRO DEL CO.CE.R. INTERFORZE CON IL GOVERNO MONTI

CONSIGLIO CENTRALE DI RAPPRESENTANZA MILITARE

1. Il Comparto è sicuramente disponibile a contribuire evidentemente ad un momento di massima contingenza economica per il Paese.

2. E’ necessario peraltro fare presente, prima di esprimere un giudizio su aspetti specifici della manovra, come i nuovi provvedimenti di natura economica vanno ad incidere su un quadro di incredibile sofferenza considerando che taluni problemi nell’arco della legislatura non solo non hanno trovato soluzione ma addirittura si sono aggravati:
a.   Previdenza L’art. 12, comma 10, del decreto-legge n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010, ha introdotto dal 1° gennaio 2011, anche nei confronti del Comparto in parola, un nuovo sistema di calcolo (mutuato dalla disciplina del trattamento di fine rapporto - TFR) del trattamento di fine servizio (coincidente con l’indennità di buonuscita -TFS). Ciò comporterà, a meno di un ampliamento delle voci retributive utili al computo (in linea con quanto già previsto per il TFR), l’erogazione di prestazioni d’importo molto inferiore rispetto al passato (il “taglio” stimato dell’indennità di buonuscita è variabile caso per caso ma oscilla mediamente intorno al 50% del rateo annuale precedentemente maturato), per giunta nei confronti di personale per il quale, dopo la penalizzante riforma pensionistica degli anni novanta del secolo scorso, non è mai stata attivata la previdenza complementare né, nonostante reiterate istanze, la propedeutica concertazione.
E’ dunque necessaria l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra le componenti del Governo e le rappresentanze del personale, per definire un piano di interventi in materia sia di previdenza complementare sia di ampliamento delle voci retributive utili al computo del TFS. In sintesi il mancato avvio della previdenza complementare per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza risulta non più compatibile con il quadro normativo delineato dalle riforme pensionistiche. Infatti, per il personale della Difesa, non sono ancora state attivate le “regole” per permettere volontariamente di aderire a forme pensionistiche complementari;

b. Riordino dei ruoli
La legge n. 350/2003 ha a suo tempo stanziato le risorse finanziarie occorrenti per procedere al “riordino dei ruoli” del personale non direttivo e non dirigente delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Tale volontà politica, riferita peraltro a un problematica molto sentita sia dalle istituzioni interessate che dal corrispondente personale, si era concretizzata, nel 2006, nella redazione di un testo di legge delega che, approvato dalla Camera dei Deputati ed approdato in Senato come AS n. 3755, non fu perfezionato a causa del termine della XIV Legislatura. Lo stesso testo è stato poi riproposto, ma mai discusso, nel corso della XV Legislatura ed è infine confluito, con marginali modifiche, in alcune iniziative normative presentate nell’attuale Legislatura.
Le somme accantonate negli anni per l’esigenza (770 milioni di euro) sono state tuttavia “azzerate” ,ovvero sottratte alla disponibilità, dal decreto-legge n. 78/2010, convertito con modificazioni in legge n. 122/2010, che ha mantenuto i soli 119 milioni di euro strutturali dal 2011. Inoltre, dei 119 milioni, 115 sono già stati sottratti, per il triennio 2011-2013, dal decreto-legge n. 27/2011, convertito con modificazioni in legge n. 74/2011, allo scopo di finanziare le “misure perequative” da destinare al personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia a fronte dei tagli apportati per lo stesso periodo ai rispettivi peculiari emolumenti. In sostanza, allo stato attuale il “riordino dei ruoli” è ipotizzabile solo dal 2014 e quindi, se tutto va bene, potrà entrare in vigore non prima di un decennio dopo il momento in cui ne fu normativamente “certificata” la necessità.
E’ pertanto indispensabile l’emanazione urgente di una legge-delega che fissi principi e criteri direttivi per realizzare il riordino, attraverso i discendenti provvedimenti delegati, dal 1° gennaio 2014.

c.   Tagli alle retribuzioniIn aggiunta alle progressive decurtazioni operate al settore “esercizio” dei bilanci dei dicasteri interessati (con inevitabili riflessi sul personale), l’art. 9, commi 1 e 21, del decreto-legge n. 78/2010, convertito con modificazioni in legge n. 122/2010, ha apportato, per il triennio 2011-2013, pesanti tagli agli emolumenti peculiari delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, che si sommano a quelli -già onerosi- comuni anche a tutti i restanti dipendenti della pubblica amministrazione. Tali tagli discendono principalmente dalla fissazione di un tetto salariale individuale coincidente con il trattamento economico complessivo percepito nel 2010 (che di fatto pregiudica la maturazione di “omogeneizzazione”, assegno funzionale e incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni) nonché dal blocco di adeguamenti indicizzati, classi/scatti stipendiali ed effetti economici delle progressioni di carriera. Con lo stesso provvedimento è stato istituito (art. 8, comma 11 bis) un fondo di 80 milioni di euro, solo per il biennio 2011-2012, preordinato a riconoscere al personale del Comparto -a fronte del blocco di adeguamenti indicizzati, classi e scatti stipendiali ed effetti economici delle progressioni di carriera- “misure perequative” da quantificare con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Considerata la palese inadeguatezza del richiamato stanziamento a garantire il rispetto degli impegni governativi -assunti a più riprese e in diversi contesti- a ristorare pienamente il personale del Comparto dei tagli apportati ai suoi peculiari istituti retributivi, recentemente il decreto-legge n. 27/2011, convertito con modificazioni in legge n. 74/2011, ha incrementato lo stanziamento stesso con 115 milioni di euro annui (345 milioni di euro complessivi per il triennio), sottraendoli alle disponibilità per il “riordino dei ruoli”, nonché:-denominato “assegni una tantum” le “misure perequative” da concedere con il
fondo;
-consentito il ricorso al fondo anche per compensare la mancata corresponsione, per effetto del tetto salariale, di “omogeneizzazione”, assegno funzionale e incrementi parametrali non connessi a promozioni;
-previsto la possibilità di finanziamenti aggiuntivi, da attingere ai risparmi delle missioni internazionali di pace e al Fondo Unico Giustizia;
-prescritto che i trattamenti “perequativi” risultino omogenei tra il personale
equiordinato delle diverse componenti del Comparto.
Tuttavia quest’ultimo provvedimento di legge, pur rappresentando un “passo
avanti”,in gran parte peraltro autofinanziato, non ha posto rimedio:
-all’inadeguatezza delle disponibilità esistenti ad assicurare il rispetto degli
impegni governativi, tenuto conto che le stesse (195 milioni per il 2011; 195 milioni di euro per il 2012; 115 milioni di euro per il 2013) consentono di controbilanciare pienamente i tagli solo per il 2011 e che le possibili fonti di rifinanziamento pongono una serie di incognite;
-ai non chiari e verosimilmente non pieni effetti pensionistici/previdenziali delle
“misure perequative”/“assegni una tantum”.
E’ dunque necessario rimpinguare al più presto le risorse del fondo, tenendo conto
che occorre un’integrazione stimata in almeno 220 milioni di euro per il 2012 e 563
milioni di euro per il 2013. E’ inoltre indispensabile facilitare con interventi
politicamente autorevoli un’interpretazione favorevole al personale degli effetti
pensionistici e previdenziali degli assegni “una tantum”, nell’ambito dei lavori
interministeriali in atto per la stesura del DPCM che dovrà definire gli assegni
stessi.
d. SpecificitàL’art. 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183 ha:-riconosciuto -ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere, dei contenuti del rapporto d’impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale- la "specificità" del ruolo delle Forze Armate e delle Forze di Polizia nonché dello stato giuridico del personale ad esse appartenente;-stabilito che l'attuazione dei suddetti principi e indirizzi deve avvenire con successivi provvedimenti di legge, con i quali vanno altresì stanziate le risorse finanziarie occorrenti;-attribuito al COCER la competenza a partecipare, in rappresentanza del personale militare, alle attività negoziali svolte, in attuazione delle finalità della norma stessa, in materia di trattamento economico.
E’ dunque indispensabile aprire un tavolo di confronto tra le competenti componenti del Governo e le rappresentanze del personale, per definire i contenuti della “specificità” genericamente sancita (ma invero subito negata, nei fatti, dai recenti provvedimenti di finanza pubblica, che paradossalmente hanno inciso in misura maggiore proprio sul Comparto Sicurezza e Difesa) nonché i contorni del “ruolo negoziale” che s’intende attribuire al COCER (che oggi, in materia di trattamento economico, opera in concertazione nell’ambito della delegazione del Ministero della Difesa, ma senza poter incidere autonomamente in termini compiutamente “negoziali”). 

3. Per quanto riguarda il passaggio ad un sistema totalmente contributivo e alla cosiddetta pro-rata occorre evidenziare che non è possibile applicare in termini integrali al comparto le norme previste per il Pubblico Impiego soprattutto pèr i diversi limiti di età esistenti e per l’impossibilità operativa e funzionale che tali limiti siano gli stessi. Ecco perché nel tempo per il personale militare si sono creati taluni istituti specifici che tra l’altro,erroneamente considerati alcune volte privilegi,sono stati ultimamente sottoposti  a forti penalizzazioni: -Posizione di stato dell’ausiliaria: istituto non previsto per le F. di P. adordinamento civile. L’istituto riveste una significativa valenza soprattuttonei confronti del personale destinatario del sistema “contributivo/misto”.Ciò in quanto permette di incrementare le contribuzioni anche dopo lacessazione dal servizio per limiti di età. Effetti “marginali” nei confronti del personale destinatario del “sistema retributivo”;-6 scatti stipendiali ai fini del computo dell’indennità di buonuscita INPDAP: il mancato assoggettamento a contribuzione ne vanifica/annulla l’effetto a seguito dell’introduzione del sistema contributivo per tutti a partire dal 1/1/2011;-Promozioni alla vigilia: l’introduzione del sistema contributivo sulla pensione/ buonuscita ha ridotto significativamente il beneficio. Peraltro, il numero dei destinatari è notevolmente ridotto, per effetto dell’introduzione dell’omogeneizzazione stipendiale (13/23 anni dalla nomina da ufficiale), riferiti a Gen.B./D. promossi al grado superiore o caduti nei Teatri operativi/contrasto criminalità organizzata;-Limiti di età: gli effetti della cosiddetta “finestra mobile” sono già “operativi”, mentre quelli connessi con la “speranza di vita” saranno applicati a partire dal 2013. L’innalzamento dei limiti di età comporta problemi funzionali connessi con l’invecchiamento dei ruoli (rallentamento progressione carriera/tasso reclutamento, ecc..), parzialmente compensati a livello “individuale” dall’incremento del “montante contributivo”. Inoltre l’incremento dell’età pensionabile congiunto con le disposizioni volte a disincentivare le pensioni di anzianità appare in netto contrasto con l’obiettivo di ridurre lo strumento militare e di contenere la spesa in materia di personale;-Una tantum di cui all’art. 8, comma 11 bis: la natura dell’emolumento ne consente la valorizzazione ai fini pensionistici solo in quota “B” e “C”. Il beneficio che se ne ottiene è assolutamente marginale. Nessun effetto sulla buonuscita atteso che l’istituto non è assoggettato a contribuzione per il TFS.Si ritiene in estrema sintesi che,proprio in virtù della specificità il comparto dovrebbe rimanere al sistema retributivo,ma quanto meno ove ciò non sia perseguibile risultano necessarie delle norme di raccordo o di armonizzazione ,da individuare attraverso specifica concertazione,che consentano di non penalizzare il personale militare più di quello della pubblica amministrazione.
4.   Per finire occorre infine mettere in evidenza che all’interno del Comparto Difesa e Sicurezza le Forze Armate rischiano di costituire l’agnello sacrificale. Mentre infatti non si registrano voci di revisioni strutturali di altri settori dello Stato il Ministro della Difesa ha già evidenziato la necessità,“per la progressiva erosione delle risorse destinate alla Difesa nel corso degli anni” , di una “riconfigurazione della dimensione delle strutture e dell’assetto organizzativo”. Una revisione significativa nonostante le Forze Armate abbiano dato negli ultimi anni il contributo più grande dal dopoguerra alla sicurezza nazionale in termini di impegno operativo nei Teatri Operativi e sul Territorio Nazionale nonchè nel sociale:dalle pubbliche calamità alla emergenza rifiuti in Campania. Tutto ciò senza parlare del personale che nei vari Teatri è morto o ferito.Pur conoscendo bene il rigore morale,l’equità e la competenza del Ministro evidenziamo che non è tecnicamente possibile ipotizzare un ridimensionamento dello strumento senza ad esempio comprimere progressioni di carriera o le immissioni dei volontari nel servizio permanente e tutto questo non potrà che portare ad una ulteriore decurtazione del trattamento economico potenziale dei singoli. E’evidente peraltro che al di là delle competenze anche la Rappresentanza non può tralasciare di considerare l’efficienza dell’Amministrazione.Non ci sottrarremo a tale responsabilità ferma restando la necessità di uno stretta concertazione per cercare di trovare le soluzioni migliori. Invitiamo comunque il Governo ad una riflessione prima di procedere sulla strada della revisione ,per le difficoltà connesse,ritenendo comunque più facile ed opportuno reperire ulteriori risorse per non ridurre drasticamente il modello e penalizzare il personale delle Forze Armate che tanto hanno dato e stanno dando al Paese.In alternativa riteniamo che si debba procedere solo all’interno di una revisione generale dello Stato,andando a valutare la possibilità eventuale per le Forze Armate di assolvere anche a nuovi compiti. In ogni caso fin d’ora evidenziamo la necessità che nell’ambito di una revisione ordinativa non appare non più rinviabile una seria ed attenta revisione dell’intera struttura del trattamento economico e delle indennità.
Per ultimo riteniamo che si sia aperto un percorso comunque positivo perché si è aperto con un auspicato confronto.