CONSIGLIO CENTRALE DI RAPPRESENTANZA
ESERCITO
X Mandato
AUDIZIONE PRESSO LA IV COMMISSIONE DIFESA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI IN MERITO ALL’A.C. N. 607 RECANTE “MODIFICA ALL’ART. 9 DELLA LEGGE 23 AGOSTO 2004, N. 226, IN MATERIA DI INCENTIVI PER FAVORIRE, NELLE REGIONI DELL’ARCO ALPINO, IL RECLUTAMENTO DI VOLONTARI IN FERMA PREFISSATA DA DESTINARE AI REPARTI DELLE TRUPPE ALPINE.
Presidente, Onorevoli Deputati, ringrazio preliminarmente a nome di tutto il COCER Esercito per l’opportunità che ci è stata offerta di trattare un tema delicato e sentito quale quello oggetto del provvedimento in questione.
Ovviamente abbiamo esaminato con attenzione il testo ,quale risultante dal pregresso iter del provvedimento, e debbo confessare che la prima difficoltà riscontrata dal Consiglio è stata quella di individuare quale sia lo scopo reale dello stesso.
Detta perplessità ,che può in apparenza sembrare non sussistere ,è derivata dal fatto che ,per quanto ci risulta , ancorchè il giudizio sia di precipua competenza del Capo di Stato Maggiore della Forza Armata, proprio a seguito del passaggio dalla leva al reclutamento professionale, si è a nostro avviso compiuto un processo importante di ristrutturazione e di riforma della Forza Armata che ha migliorato in maniera sostanziale anche la capacità operativa delle Truppe Alpine ove il “cappello con la penna” viene oggi indossato con orgoglio, dignità ed onore da giovani e donne da qualsiasi Regione d’Italia provenienti. Soldati che indipendentemente dalla provenienza hanno dato prova di professionalità e coraggio in tutti i Teatri ove sono andati, talvolta sino all’estremo sacrificio come recentemente accaduto in Afghanistan ove sono morti uniti dallo stesso cappello alpino ben 12 provenienti dalle Truppe alpine di cui 10 non appartenenti a zone di reclutamento alpino.
Proprio da questa unione di differenze culturali, a nostro avviso, si è consolidato non solo un maggiore spirito di appartenenza e di corpo ma anche quella necessaria osmosi che determina un miglioramento della componente umana quale strumento del “sistema – Esercito” sempre al servizio della difesa e sicurezza di tutti i cittadini in Italia e all’estero e sotto un unico tricolore, solo per fare un cenno ai festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia.
Ecco che alla luce di quanto finora detto appare più giustificata la perplessità iniziale. Se infatti il reclutamento attuale che ha una base volontaria di giovani che in fase concorsuale chiedono di entrare negli alpini ed una base di personale che viene invece impiegato d’ufficio ,come in tutti gli altri Reparti dell’Esercito, ha raggiunto positivi risultati, perché cambiare il modello?
Ciò a meno che si presuma che da un reclutamento maggiormente proveniente dalle regioni del nord derivi una maggiore efficienza. Peraltro è evidente che laddove tale asserto fosse alla base della proposta sarebbe naturale dovere tendere a reparti interamente provenienti dalle regioni di reclutamento alpino, portando i reparti alpini che risulterebbero senza alimentazione in quelle regioni del sud come Sicilia, Sardegna o Calabria, ove non mancano certo né le tradizioni “della penna” né le quote necessarie a condurre gli adeguati addestramenti con caratterizzazione montana.
In sintesi, la nostra lettura del provvedimento non ci ha consentito di capire i reali motivi dello stesso che siamo pronti evidentemente ad acquisire in questa sede per potere poi correttamente diramare nel nostro interno.
Le perplessità sono aumentate nel momento in cui, al di là della impostazione generale, siamo andati a esaminare i contenuti del provvedimento rilevandone la criticità di alcuni aspetti. Tra l’altro sottoponiamo queste che noi abbiamo individuato come criticità all’esame della commissione proprio per avere eventualmente delle risposte da poter dare a tutto il personale dell’Esercito.
Il primo aspetto di assoluto rilievo riguarda “il riconoscimento dei benefici non continuativi di carattere fiscale e assistenziale da parte delle Regioni e degli Enti locali, ai volontari in ferma prefissata e in rafferma che risiedono nei medesimi territori e che prestano servizio in reparti alpini dislocati negli stessi”. Si creerebbe infatti una evidente sperequazione :
nella stessa unità alpina tra volontari residenti e non residenti nonché tra i volontari e tutto il resto del personale. Inoltre non essendo la norma retroattiva ancora una sperequazione si creerebbe tra i volontari in servizio prima e dopo l’entrata in vigore della legge;
tra due unità una alpina ed una di altra specialità/arma,entrambe collocate nello stesso comune o al limite nella stessa infrastruttura;
nelle stesse Truppe alpine,in quanto queste ultime hanno sia unità alpine sia unità di supporto di altra specialità/arma.
(cavalleria, genio, trasmissioni, etc.) ovvero del resto dell’Esercito Italiano. Ciò anche perché tutte le unità assolvono missioni paritetiche (basta guardare l’impiego in Afghanistan) e soprattutto il personale in questione svolge le stesse funzioni e compiti degli altri volontari ovunque impiegati.
Un terzo aspetto riguarda una apparente indeterminatezza o comunque la necessità di chiarire che cosa si intenda circa il riferimento esistente in vari punti delle “regioni tipiche di reclutamento alpino”.
C’è infatti da chiedersi ad esempio: l’Abruzzo sede del 9° Rgt. Alpini e che non è ovviamente una regione dell’arco alpino è considerata tra queste? Se infatti la risposta è negativa verrebbe sperequato il 9° Rgt. rispetto a tutti gli altri reggimenti alpini mentre se fosse affermativa allora ad esempio la regione Calabria dovrebbe poter richiedere un pari beneficio per i soldati appartenenti all’arma di fanteria come gli alpini ma con diversa specialità.
Si rappresenta anche che la costituzione di un’apposita riserva presso l’ANA, alimentata da militari in ferma prefissata che hanno prestato servizio nelle regione tipiche del reclutamento alpino e che al termine del servizio hanno fatto domanda di ammissione per entrare in questo bacino, mobilitabile in caso di calamità naturale a disposizione del Servizio nazionale della protezione civile, sembrerebbe sperequante rispetto a quanti di altre regioni, nelle medesime condizioni volessero offrire, per conto di altre associazioni, aventi le medesime finalità, lo stesso servizio. Così come seppur esigua la cifra di 200.000 euro annui da prendere dai fondi di riserva e speciali del Ministero dell’Economia e Finanze e destinare al reclutamento, in questa situazione di crisi finanziaria generalizzata, potrebbero essere devoluti ad altre priorità di Forza Armata nonché creare sperequazioni con altre Associazioni.
In sintesi, il provvedimento appare rivolto solo ad una minima parte del personale della F.A. e soltanto del ruolo truppa (non in servizio permanente) e non appare condivisibile nell’ottica delle specifiche peculiarità di questo Organismo che deve tendere a tutelare equamente tutto il personale. Pertanto, può diventare condivisibile solo se esteso a tutte le “armi e specialità” di F.A.. Ciò tenuto anche conto che gli avvenimenti di queste ore (crisi del Magreb) dimostrano la provenienza delle minacce o emergenze oggi riferibili sicuramente a tutto il territorio nazionale ma certamente al Sud.
Tra l’altro, il principio generale di una defiscalizzazione da estendere a tutto il personale del comparto difesa e sicurezza, quale riconoscimento di quella specificità approvata da questo parlamento all’unanimità.
Roma, 30 marzo 2011
Nessun commento:
Posta un commento